BOVALINO NEL 1699 - 1700

Pag. 226

    Relevio che si presenta nella Regia Camera per D. Aniello Ettore Caracciolo Marchese di Barisciano padre legittimo e naturale di D. Nicola Berardino  Caracciolo per morte di D. Caterina Spinelli Utile Signora della terra di Motta Bovalino in Provincia di Calabria Ultra seguita a 18 Gennaro 1699 per le entrate feudali di detta Terra.

Pag. 228

   Nella Regia Camera della Sommaria compare D. Aniello Ettore Caracciolo Marchese di Barisciano Padre e legittimo amministratore di D. Nicola Berardino Caracciolo et dice come …. …. Del mese di Gennaro del prossimo passato anno 1699 se ne passò da questa a miglior Vita D. Caterina Spinelli utile Signora della Terra di Motta Bovalina sita ion Calabria Ultra et che della detta D. Caterina se n’è dichiarato herede universale in feudalibus il detto D. Nicola Berardino Caracciolo suo figlio ….

    Onere dotandi D. Berardina Caracciolo similmente figlia della detta D. Caterina et del comparente.

    Perciò esso Comparente in nome del detto suo figlio domanda l’investitura di detto feudo di Motta Bovalino denunciando il Relevio alla Regia Camera per morte di detta D. Caterina secondo la sotto scritta nota delle vendite feudali con potestà

    D’aggiungere, et diminuire, non mutata la sostanza della cosa, non intyendendo pregiudicare al detto suo figlio con asserire per feudali, quei corpi, che forse non fu peso tali, ma quelli s’intendino ad maiore cautelarmente denunciati, et non alter, et così dice, et fa instanza non solo in questo, ma in altro miglior modo. 

    Nota dell’entrade feudali della Terra du Motta Bovalina.

    La Mastro d’attia della prime, e seconde cause della Corte Baronale, essendo state in demanio sino al 23 ottobre prossimo passato ha fruttato ……

    (La cifra totale ricavata dalle rendite feudali e denunciate fu di Ducati 638,3,2

    La metà fu la cifra spettante alla Regia Corte: Duc.  319,1,11.  Da tale cifra furono dedotto un peso di 130 duc. e rotti restano duc. 199, 0,1; dedotti ulteriori duc. 20 resta da versare alla Regia orte la somma di duc. 189,0,1.

Pag. 238

 

Die 11 mensis Januarij 1700, in tale data viene riportata in un documento del Mag.co Rationale della Regia Camera la rendita di tre precedenti Relevi relativamente alla adoha ossia:

rel. 341       Marchese di Motta Bovalina tassato per d. 68, 1, 3 e 1/6

rel. 342       Sigismondo di Loffredo per la portolania  d. 7, 2 , 4 e ½

rel. 343       Ambrosio del Negro marchese di Barusio possessore della Terra di Motta Bovalina deve di Adoho per li quali si è tassato dalli 30 di giugno 1653 per la Bagliva di detta Terra duc. 44, 3, 2 e ½.

 

Pag 246

    In una nota a pie di pagina si legge di un precedente Relevio dell’anno 1687, presentato da D. Ferrante Spinelli padre, amministratore e balio di D. Caterina Spinelli per la morte di D. Maria Francesca del Negro, sua madre.

Pag. 256

    Negli anni 1698 e 1699 era attuario della Corte della Terra di Bovalino Pietro Giacomo d’Aguì (la moneta era divisa in ducati, grana e piccioli). Il documento con il quale dichiara che in quei due anni la mastro d’attia delle prime e seconde cause era stata gestita “in demanio” porta la data 23 ottobre 1799.

    Il documento è controfirmato da due testimoni: Gio: Batta Ruffo e D. Antonio Agnelli. (Alla fine del 1600 appare GiovamBattista Ruffo, che firma come testimone senza altra qualifica).

Pag. 258

    Si fa fede da me sottoscritto con giuramento a chi la presente sarà presentata in judicio vel extra et signanter nella Reggia Camera della Sommaria come in questo presente anno 1700 la Mastrodattia fu affittata a Pietro Giacomo d’Aguì per docati quaranta principiando dalli 23 di ottobre 1699 e matura per tutto agosto 1700 conforme il solito, et in fede della verità ho fatto la presente di mia propria mano.

Bovalino 30 ottobre 1699.                                

Io Gio: Batta Armeni Erario; 

Testimoni Gio: Batta Ruffo; Paulo Macrì. 

(La dichiarazione è convalidata dal notaio Horatius Ranerius di Gerace).

 Pag. 264

   Per la presente si fa fede da me sottoscritto Erario del Casali di Cirella nova pertinente di Bovalino etiam con  giuramento a chi la presente sarà prisentata et signianter nella Reggia Cammera della sommaria in juditio vel extra come in questo presente anno Mille seicento novanta novi li erbaggi di Barbatano cioè Lauro, Canaletto e Colagitti li ho affittati a molti particolari per non aver trovato di affittarli ad altro non ostante li bandi che ho fatto publicare per il prezzo di docati cento tutto per comodo delli loro animali onde a fede della verità ho fatto la presente di mia propria manu.

Bovalino 28 ottobre 1699             

Io Gio: Batta Ruffo Erario di Cirella faccio fede come sopra

In quella data G.B. Ruffo era erario di Cirella Nova. Il nome del paese, Casale di Cirella nova, lo conferma il notaio Orazio Raineri convalidando la firma dell’Erario).

 

Pag. 272

    In questa pagina è riportata una dichiarazione fatta dal croce segnato Gio: Batta Armeni di Gio:, il quale dichiara che negli anni 1698 e 1699 ha venduto alla Corte di Bovalino due pietre di mulino ad uso del mulino di S.to Ippolito per il prezzo complessivo di docati undici. Estensore della dichiarazione, per conto del crocesegnato Armeni, ed anche come testimonio firmatario, figura un Giacomo Lippo.

La data è otto agosto 1699. Convalida il Notaio Orazio Rainerio

Pag.276

    Noi infrascritti sindico ed eletti di questa Terra di Bovalino facciamo certa et indubitata fede etiam e con juramento a chi la presente spetterà vedere o sarà in qualsivoglia modo presentata in judicio vel extra et signanter nella Regia Cammara della Summaria come il Molino del Bosco seo S.to Ipolito nell’anno prossimo passato 1699 nelli mesi di Agusto,  settembre, ottobre, novembre, dicembre e metà di gennaro non ha macinato per mancanza di acqua tanto che il pubblico e cittadini di questa Terra sono andati a macinare nelli molini della Terra di Careri, S.° Luca e Geraci onde a fede della verità habbiamo fatto far la presente dal nostro ordinario Cancelleri firmata di nostri proprie mani e corroborata con lo universal sigillo delli Armi di questa predetta Terra. Data in Bovalino a 26 dicembre 1699

Io Tomaso Poggio Sindico, Io Gaetano Mazzuni Eletto faccio fede, Io Diego De Diano pro eletto faccio fede.

 

Pag. 286

    Attestato di decesso di D. Caterina Spinelli moglie del quandam principe D. Aniello Ettore Caracciolo Marchese di Barisciano, morte avvenuta a Bovalino il 18 gennaio 1699 la cui salma fu tumulata nella chiesa del Convento di Santa Maria del Gesù della Terra di Bovalino.

    Lo dichiara l’Abate Antonio Curriale e la sua dichiarazione è avallata dal Notaio Apostolico (?) Alessandro de Costanzo

Pag. 288

    Si fa piena et indubitata fede per me sottoscritto Gio: Batta: Armeni Erario di questa terra di Bovalino etiam cum juramento a chi la presente sarà presentata in Judicio vel extra et signanter nella Reggia Cammera della Summaria come dall’oliveti della corte dell’Anno 1699 se ne sono ricavati cafisi dieci d’oglio quale si è venduto a diversi Particolari alla raggione di carlini dieci per cafiso che in tutto sono docati dieci et in fede del vero ho sottoscritto la presente di mia propria mano. Bovalino

Io Gio: Batta: Armeni Erario faccio fede come sopra              

Io Antonio Mazzuni son testimone

Io Paolo Macrì son testimone

Convalida le firme il Notaio Horatius Ranerius di Gerace.

Pag. 290

    Si fa piena vera et indubitata fede da noi sotto scritti etiam et giurato achi la presente spetterà vedere in giudicio vel extra e signianter nella Regia Cam.ra della Sum.ria qualmente il Molino di Santo Ipolito non macinò nel mese di 7mbre. 8bre. 9bre Xbre dell’Anno 1698 ne anco nel mese di Gennaro 1699 per mancanza di acqua e per esser cossì’ la vertità per acautela di chi spetta habbiamo fatto fare la presente per mano di Pietro Giacomo d’Aguì e sotto scritta di nostra propria Mano a 3 Gennaro 1700.

Io Pietro Giacomo d’Aguì scrisse mano propria e faccio fede come sopra

Io Gioseppe Megali faccio fede come sopra

Io Gioseppe Cosaci Citadino di Bo.no faccio fede come sopra

Io Antonio Mazzuni son Testimone

Io Paolo Macrì son Testimone

Convalida le firme il Notaio Horatius Ranerius di Gerace.

Pag. 292

    Si fa fedede per me sotto scritto Erario di questa Terra di Bovalino etiam con Giuramento a chi la presente sarà presentata in iudicio vel extra et signanter nella Reggia Cammera della Summaria come in questo presente Anno mille sei cento novanta vovi sono prevenuti  grano di terraggio dalli terri della Corte tumula Cento Cinquanta conpitato alla raggione di Carlini otto il tumulo conuscita la voce che somma docati cento venti.

    Come ancora terraggi et accordi d’orzzo proveninnero tumula d’orzzo cento alla raggione di carlini quattro il tumulo che sinporta docati quaranta et in fave et cicerca prevenuti di terraggi di dette terre come sopra tumula sei carcolati a carlini sette il tumulo sommano carlini trenta sei onder a fdede della verità ho fatto la presente di Mia propria Mano sotto scritta. Bovalino 20 Ag.to 1699

Io Gio: Batta Armeni Erario faccio fede come sopra.                                                              Convalida la firma il Notaio Horatius Ranerius di Gerace.

 

Pag. 294

 

    La Mastro d’Attia della Terra di Bovalino, affittata a Gaetano Mazzuini per docati “curanta uno e grana curanta dui”, ebbe inizio il primo di 7bre 1697 e cessò alla fine di agosto 1698 “conforme appare dalla obliganza fatta dal detto di Mazzuni la quale si conserva appresso di me” ……..

Io Pietro Giacomo d’Aguì Attuario della Corte di Bovalino.

Pag. 296

    Dichiarazione giurata fatta da Pietro Giacomo d’Aguì, Attuario della Corte di Bovalino, dalla quale si ricava che con inizio primo 7bre 1697 e termine fine agosto 1698 la Bagliva era stata affittata ad Antonio Femia “per annui docati trenta sei” e la Catapania ad Antonio Scordo, nello stesso periodo,  per “docati trenta sei”.

Pag. 298

Informatio Relevij ……. Pheudalium …… Motta Bovalina

    Informazione del Relevio presentato nella Regia camera per atti D. Aniello Ettorre Caracciolo marchese di Barisciano Cracciolo per morte della Illustre D. Catarina Spinelli sua moglie seguita utile signora di Motta Bovalino in Calabria Ultra seguita a 18 gennaro 1699 per le entrate feudali di detta terra

D.  Lorenzo de Mendibil           11 marzo 1702

Pag. 306

Philippus Quintus Dei Gratia Rex

D. Laurentius de Mendibil Regio etc. etc. per Regia camera Suimmaria specialire deputatus.

    Magnifici Sindico et Eletti et ogni altro a chi spetta amministrare detta terra du Motta Bovalina vi significo come per exeguire quel tanto ci sta commesso dalla Regia Camera havemo di bisogno di fede giurata vera, distinta et reale di tutti et quanti (introiti) da rendita et capi feudali possiede la Baronal Corte di detta Terra et da chi al presente si possedono come anche chi sono stati l’Erari seu fattivi neli anni 1695 usque ab anno scorso 1700. Che per ciò abbiano fatto il presente col quale ne dicano in nome di detta Regia Camera ordina che subito dopo la notificazione di esso debbiano far detta fede giurata et sub pena falsi roborata con il solito … sigillo afinche da noi si possa procedere al depiù necessario per servitio del regio fisco e così di ciascheduno si esegua et...per quanto si ha cara la gratia de S.M che Dio guardi et pena di onze d'oro venticinque fisco regio per quanto il presente.-

Bovalino li 17 giugno 1700

D. Lorenzo de Mendibil    (Il notaio Parisi convalida).

Pag. 308 - 310

    Noi sottoscritti Sindico et Eletti della Università di questa Terra di Bovalino facemo fede et giuramento e sotto pena di falso a chi spetta et signater al Sig. D. Lorenzo de Mendibil Procuratore e governatore della città di Catanzaro delegato della Regia Cammera della Summaria como l’Ill.stre D. Nicola Beraldino Caracciolo figlio et Herede della Ill.ma quandam D. Catarina Spinelle Padrona di questa Terra di Bovalino tiene e possiede in questa predetta Terra li infrascritti corpi e rendite feudale cioè:

    Tieni la MastroDattia delle prime e seconde cause la quali si sole affittare docati quaranta lanno poco più o meno e quando non si trova ad affittare si sole dare dall’Erario ad esercitare indemanio e poi esige li emolomenti che si fanno per anno.

    Teni ancora la Bagliva e Catapania la quale nelli tempi passati si soleva affittare docati settanta poco più poco meno ma molti anni in qua non si è trovata ad affittare e lo Erario là fatta esercitare in demanio esigendo li emolumenti che si ricavano da quella.

    Tieni ancora molti terreni inculti gerdine e vignie delli quali soli affittare lerbagio per pasculo di pecurari foresteri docati cento trenta poco più e meno stante che li cittadini hanno il iusso di pascolare in tutto il Territorio.

    Come ancora tieni li territorj nominati Barvatano Lauro Canaletto e Colagitti lerbaggio delli quali si soli affittare a foresteri per pasculo rendi docati cento venti lanno poco più o meno e di più delli animali menuti soli esigere li carnagi e stalagi e monti che solino ascendere a docati otto lanno incirca.

    E di più in detti territorj soli fidare alcuni cittadini di Ardore per fare legna morti e ne ricava da carlini venti incirca lanno.

    Tieni ancora un pezzo di terreno chiamato la Rosa e soli affittare lerbaggio di quello carlini dieci lanno incirca.

    Tieni una casa et un trapeto dentro per macinare olivi quando vi sono inabondanza ma che sono più di dieci o dodici Anni che non vi fu carico di olivi detto trapeto non si è affittato e la casa è diruta conforme si vede.

    Come ancora tieni una vignia in più quatri della quale si sogliono ricavare cortare cento più o meno lanno di musto che per ordinario sole valere un calino incirca la cortara.

    Teni ancora un gerdinouatri dalla quiale si sogliono ricavare qqq                      

   Chiamato Bonamico uno altro chiamato il Bosco et uno altro chiamato S.to Elia nelli quali vi sono Celsi di fronda negra per fare il silico quale fronda lo Erario la vendi ogni Anno adiversi cittadini facendo apprezzare la quantità che ogni uno vole e si sole vendere a più e diversi prezzi come si po’ concordare secondo la scarsezza o abondaza e quando si vendi tutta si sole ricavare docati sesanta più o meno e quando non si vendi tutta se ne ricava quello che può.

Di più esige alcuni cenzi minuti sopra stabile da alcuni cittadini di Bovalino et alcuni pochi altri da alcuni cittadini della Terra di Careri che in tutto ascendino alla somma di docati trenta incirca lanno.

Di più soli fidare alcuni foresteri di passaggio per li animali del territorio ma sono poca cosa che non passa carlini dieci lanno.

E cossì facciamo fede protestandonci che non tenemo notitia di altri corpi feudale che possedesse detta Corte che se lo sapessimo laveriamo descritto.

Come ancora facciamo fede che dal’Anno 1695 al’anno 1698 nel quale morì fu Erario di detta Corte il quondam Antonio Prenestino doppo la morte del quale fu Erario Gio: Battista Armeni di Tiberio per tutto lanno 1700 il quale essendo stato carcerato per la causa della sua amministratione ha rotto li carceri e si ne fuggito e intendemi che al presente si ritrova nella città di Napoli. Et in fede della verità habbiamo fatto la presente per mano dello infrascritto Pietro Giacomo d’Aguì Mastro Datti della Corte di questa Terra e Cancellero di questa Università sotto scritta di nostre proprie Mani e sigillata con il solito sigillo di questa Università di Bovalino a 28 giugnio 1701

Io Orazio Costanzo sindico faccio fede come sopra

Io Antonio Mazzuni eletto faccio fede come sopra

Io Antonio Armeni faccio fede come sopra

Pietro Giacomo d’Aguì cancellerio

Pag. 320

Dichiarazione resa da Antonio Mazzuni (riassunto):

    ho anni trenta cinque. Vivo civilmente ed abito in casa propria. Conferma la data e la morte di D. Caterina Spinelli padrona della Terra di Motta Bovalino. Dichiara di essere a conoscenza che fu erede di D. Caterina suo figlio D. Aniello Ettore Caracciolo, attuale padrone della stessa Terra. Dichiara ancora che nell’anno 1693 occupò la carica di Erario della baronal Camera di Motta Bovalino.

    Continuando nella sua dichiarazione conferma la corrispondenza al vero dell’ammontare delle entrate feudali dichiarate.

    Dichiara ancora che nell’anno di morte di D. Caterina furono rifatte le due pietre di macina del mulino del Bosco, che in media durano anni tre, e fu costruito un tratto di muro per non far crollare la costruzione, spendendo ducati otto. Detta costruzione ha la durata media di anni quindici.

Controfirmano detta dichiarazione i seguenti cittadini “pratici et esperti di detta Terra”:

D. Gio: Batta Ruffi, Diego Carrafatta, Domenico Camera, Giulio Spagnuolo, Diego Fodarello, Stefano Zappia, Gio: Batta Armenio et altri cittadini prattici di detta Terra

Io Antonio Mazzuni ho deposto come sopra.

Pag. 326

Die decimo nono mensis junij 1701. Motta Bovaline

    Gio: Battista Ruffo di questa Terra di Motta Bovalina habita in essa alle case proprie dice vivere civilmente di avere età di anni cinquanta due.

    Interrogato circa le rendite dei fondi denominati Barbatano, Lauro, Colagiti et Cannaletto conferma che furono affittati come pascoli, “ad una  persona forastiera”, dall’Erario del tempo Gio: Battista Armenio e che nel prezzo erano incluse anche le ghiande. Il prezzo fu di cento venti ducati.

    Io Gio: Batta Ruffo ho deposto come di sopra. (controfirmato Mendibil)

 Considerazione: Giovanni Battista Ruffo, che il 19 giugno 1701 dichiarava di avere età di 52 anni, doveva necessariamente essere nato nel 1649 !

 Pag. 348

    Nell’ann0 1699 la baronal Corte di Motta Bovalino affittò la Catapania per ducati 36 a la Bagliva per ducati 40.

Pag. 359

 

    Nella verifica che il fiscale de Mendebil fece sulla denuncia del reddito della baronia di Bovalino nell’anno di morte (1699) della intestataria feudale D Caterina Spinelli, è contenuto un confronto con analoga denuncia fatta nell’anno di decesso del precedente feudatario (1687).

    Il feudatario precedente era stato D. Maria Francesca del Negro, madre di D. Caterina Spinelli (nel 1687 il reddito relativo alla successione era stato presentato da “D. Ferrante Spinelli padre, amministratore e balio di D. Caterina Spinelli per la morte di D. Maria Francesca del Negro, sua madre”).

    Da tale confronto si ricava la notizia che nei dodici anni trascorsi  il prezzo del grano, che nel 1687 era stato di “sei carlini il tumano”, era aumentato di due carlini, nonostante il notevole divario di produzione che nel 1687 era stato di tomoli 76 e nel 1699 era stato di soli 31 tomoli. Infatti nel 1687 dalla vendita del grano si erano ricavati 31 ducati mentre nel 1699 si ricavarono ducati 24 e grana 4.

    Anche la rendita proveniente dai “terraggi” (terreni seminativi) era stata nel 1699 notevolmente inferiore a quella del 1687. Nella relazione del de Mendebil tale flessione è attribuita alla “mancanza di gente e di animali bovini tanto che buona parte della Terra restò incolta”. Nel 1687 la denuncia relativa ai terraggi era stata di ducati 276 mentre nel 1799 era di ducati 163 (Fave e cicerchie erano calcolate a carlini 7 il tomolo, mentre l’orzo era calcolato a carlini 4).

    Nel 1699 la rendita feudale relativa ai “terraggi” fu in dettaglio:

    Grano tomola 150; Orzo tomola 100: Fave tomola 6; Ceci tomola 4.

    Da Fiscale viene nuovamente fatta rilevare la mancanza di coloni di cui soffre la Camera feudale di Motta Bovalino.

    La rendita pervenuta nel 1699 dalla vendita delle “fronde” di S.to Elia, Testa, Bosco buonamico, Mastro e Rosa, nonostante i danni del vento e di un incendio in contrada Bosco, fu in pratica la stessa di quella del 1687: 46 ducati nel 1687 e 47 nel 1699.

    Questo fa sospettare che nei 12 anni trascorsi anche il prezzo delle “fronde” era aumentato.

    Nel 1687 dalla produzione di mosto si ricavarono ducati 12; nel 1699 si ricavarono ducati 9 e grana 3 (96 quartare a grana 10 l’una). L’accertamento effettuato da de Mendebil stabilì che la Baronal Corte incassò netti ducati 10 e grana 3. Ossia 1 ducato più di quanto denunciato.

    Dalle ghiande prodotte nei territori de Sarullina seu Sorcino, Ricuperato e Misoposano fu denunciata una rendita di ducati 5, la stessa cifra denunciata nel precedente relevio. L’accertamento stabilì, invece, che quella rendita fu di ducati 7.

    Non fu denunciata alcuna rendita proveniente dalle vendita delle vinacce, per il cattivo tempo (la stessa cosa era stata fatta nel 1687).

    L’accertamento stabilì che la rendita fu di ducati 3.

    Dalla vendita “dell’erbaggio” di Barbatano, Lavoro, Candoletto et Colagitti fu dichiarata dall’Erario una rendita di 100 ducati. La rendita denunciata nel 1687 era stata di ducati130 e quella denunciata nel 1676 addirittura di ducati 260.

    Il fiscale ritenne giusta la rendita di 100 ducati denunciata.

    Dal “carnaggio” fu denunciato un introito di 3 ducati. Nel precedente relevio era stato di ducati 3 grana 2 e piccioli 6.

    Per l’erbaggio del territorio affittato a Domenico Sero e Domenico Piligo era stato denunciato un introito di ducati 120 (il precedente era stato di ducati 150). L’accertamento portò l’introito a ducati 125.

    Il ricavo dalla Catapania e dalla Bagliva fu denunciato per 72 ducati (36 + 36).

    Nel precedente relevio la denuncia ammontava a ducati 80 (40 + 40).

    L’accertamento stabilì ducati 76.

    L’importo della mastro d’attia delle prime e seconde cause fu denunciato per ducati 41-2-2. Nel relevio del 1687 figurava di 121 ducati.

5)     La notizia che segue la ricavo dalla Platea della chiesa di S. Maria delle Grazie e del Rosario sita a Bovalino in località Zopardo. Il documento si trova presso l’Archivio vescovile di Locri, è datato 20 ottobre 1756 e fu fatto dal procuratore D,. Giov. Battista Blefari con l’assistenza dei periti Giuseppe Cellonese e M.ro Domenico Lentini e la presenza del sindaco M.co Matteo Agnelli e degli eletti Paolo de Romeis e Francesco Mazzuini.

    Nella descrizione della Chiesa si afferma che nel 1674 il dottissimo Abate Carlo Poggio formò una Platea nella quale si asserisce che non si conserva memoria di chi edificò la Chiesa e, dunque, non si conosce la data in cui fu costruita. Si avanza il dubbio che la Chiesa possa essere stata bruciata nell’anno 1592 quando la terra di Bovalino “fu presa dal Turco ed incendita”. L’Abate Poggio afferma che la chiesa fu creata durante il Sinodo della Basilica di San Giovanni in Laterano nell’anno 1533. Questa data, però, potrebbe essere riferita alla concessione dei molti privilegi dei quali la Chiesa godeva. Infatti subito dopo si afferma che la Chiesa “tiene amplissimo Breve spedito nell’anno 1432 dal R.mo Padre Fra Bartolomeo di Miranda allora Generale dei P.P. Domenicani che il Cappellano della Cappella del SS.mo Rosario sita in detta Chiesa possa scrivere ed arrollare li Fratelli e le Sorelle della Cofraternita del SS.mo Rosario etc,etc. Può, in definitiva “fare quanto far possono li stesso PP Domenicani. Si fa menzione dell’esistenza della Confraternita di gentiluomini precisando che essi sono “in pochissimo numero per la scarsezza delli genti sendo questa Terra sprovvista di abitatori”.

    “La detta Chiesa sta situata, come sopradetto, nello Borgo minore di questa Terra detto Zoparto  riguarda al mezzogiorno e si entra con due porte una grande rimpetto allo mezzo giorno girata di pietre intagliate con fioraggi e l’altra piccola che riguarda il scirocco col comodo di due campane una grande e l’altra più piccola e al di dentro in faccia alla porta maggiore vi è l’Altare alla romana con due gradini di S.ta M. Le Grazie con la statua e il Bambino e faccia fronte della porta piccola in cappella sfondatavi è l’altare del SS Rosario con suo quadro con li mistieri di pittura ed al finimento il Padreterno con sua cornice dorata, vi è parimenti in detta Chiesa a mano sinistra nell’entrata della Maggiore uno stipo grande dentro il quale vi è la statua celebre del SS Rosario col Bambino in mano, che si porta nelli solenni Processioni vestita di drappo di varij colori, come pure una Bara di legno ed a lato dell’Altare si S. Maria Le Grazie vi sono due quadri vecchi di pittura ed uno coll’effigie di S Rita e S Aloe e l’altro colli SS Cosma e Damiano quali sono appesi al muro ...(illegibile)

 

    La notizia che segue la ricavo dalla Platea della chiesa di S. Maria delle Grazie e del Rosario sita a Bovalino in località Zopardo. Il documento si trova presso l’Archivio vescovile di Locri, è datato 20 ottobre 1756 e fu fatto dal procuratore D,. Giov. Battista Blefari con l’assistenza dei periti Giuseppe Cellonese e M.ro Domenico Lentini e la presenza del sindaco M.co Matteo Agnelli e degli eletti Paolo de Romeis e Francesco Mazzuini.

    Nella descrizione della Chiesa si afferma che nel 1674 il dottissimo Abate Carlo Poggio formò una Platea nella quale si asserisce che non si conserva memoria di    chi edificò la Chiesa e, dunque, non si conosce la data in cui fu costruita. Si avanza il dubbio che la Chiesa possa essere stata bruciata nell’anno 1592 quando la terra di Bovalino “fu presa dal Turco ed incendita”. L’Abate Poggio afferma che la chiesa fu creata durante il Sinodo della Basilica di San Giovanni in Laterano nell’anno 1533. Questa data, però, potrebbe essere riferita alla concessione dei molti privilegi dei quali la Chiesa godeva. Infatti subito dopo si afferma che la Chiesa “tiene amplissimo Breve spedito nell’anno 1432 dal R.mo Padre Fra Bartolomeo di Miranda allora Generale dei P.P. Domenicani cheilCappellano della Cappella del SS.mo Rosario sita in detta Chiesa possa scrivere ed arrollare li Fratelli e le Sorelle della Cofraternita del SS.mo Rosario etc,etc. Può, in definitiva “fare quanto far possono li stesso PP Domenicani. Si fa menzione dell’esistenza della Confraternita di gentiluomini precisando che essi sono “in pochissimo numero per la scarsezza delli genti sendo questa Terra sprovvista di abitatori”.

    “La detta Chiesa sta situata, come sopradetto, nello Borgo minore di questa Terra detto Zoparto  riguarda al mezzogiorno e si entra con due porte una grande rimpetto allo mezzo giorno girata di pietre intagliate con fioraggi e l’altra piccola che riguarda il scirocco col comodo di due campane una grande e l’altra più piccola e al di dentro in faccia alla porta maggiore vi è l’Altare alla romana con due gradini di S.ta M. Le Grazie con la statua e il Bambino e faccia fronte della porta piccola in cappella sfondatavi è l’altare del SS Rosario con suo quadro con li mistieri di pittura ed al finimento il Padreterno con sua cornice dorata, vi è parimenti in detta Chiesa a mano sinistra nell’entrata della Maggiore uno stipo grande dentro il quale vi è la statua celebre del SS Rosario col Bambino in mano, che si porta nelli solenni Processioni vestita di drappo di varij colori, come pure una Bara di legno ed a lato dell’Altare si S. Maria Le Grazie vi sono due quadri vecchi di pittura ed uno coll’effigie di S Rita e S Aloe e l’altro colli SS Cosma e Damiano quali sono appesi al muro ...(illegibile)

Torna indietro